JU-JITSU                            

 

Per quanto riguarda le origini del Ju-Jitsu si deve risalire al 230 a.c. per trovare tecniche simili, in quel periodo si parla
di Sumo, uno dei più attendibili antenati del ju jitsu “dolce arte” o arte della cedevolezza.
Veniva praticato in battaglia dai samurai durante il combattimento corpo a corpo. In essa troviamo tutte quelle tecniche,
che sono validissime per neutralizzare un aggressore. Cedevolezza, sia ben chiaro, non significa debolezza: l’esempio della
canna di bambù può aiutare, essa si piega alla tempesta, ma una volta passata ritorna come prima.
Nel ju jitsu ci si piega all’avversario, lo si “incontra” nelle tecniche in maniera tale che il nostro corpo non serva a mezzo
d’impatto per la sua
forsa, ma anzi ne annulli l’energia, seguendone l’andamento. Se la forza si scontra con la forza, chi vince è solo il più
possente, ma il ju jitsu non fa sua questa massima, o meglio, ha un concetto della forza differente. La parola ju-jitsu, allora,
può essere interpretata come un gruppo di tecniche che sono morbide, sottomesse, gentili.
In un antico testo cinese di strategia militare c’è l’espressione “Lu yoku go wo seisuru”, la cui traduzione è “la dolcezza
controlla la durezza” e inoltre “la debolezza controlla la forza” “la dolcezza è virtù, la durezza è male”; “i deboli sono
aiutati, i forti sono attaccati”.
La dolce arte finchè resta integra e non abbandona la tradizione orientale sarà sempre la più antica arte marziale Giapponese,
piena di fascino e mistero.
Il nome Ju-Jitsu appare per la prima volta intorno al 1530 nella stessa epoca in cui è nato il primo Dojo regolarmente registrato
il Takenouchi-Ryu.(1536).